Gli artisti di questa pagina sono tutti miei amici. Le mie non sono vere e proprie recensioni; sono degli omaggi che ho voluto rendere alla loro arte, sensazioni ed emozioni che ho provato ammirando le loro opere e leggendo le loro poesie.

Giuliana Franco

 

L’espressione pittorica di

Luigia Granata

La pittura di Luigia Granata è concettuale, antirazionale, gestuale, con riferimenti antropomorfici. Il fermento e la tensione sensoriale si percepiscono nel pathos per i colori caldi, luminosi, nei tocchi vibranti di una realtà che diventa astrattivante, ma straordinariamente densa di significato, di magica invenzione che, proprio perché alle volte inverosimile, suscita una stupita piacevole emozione ed esalta la più sopita delle fantasie. La sua tecnica pittorica, approfondita col maestro Fabrizi di Roma, trae i benefici dallo studio accademico e dall’esperienza personale, ma l’artista, in continuo fermento espressionistico, ricerca nuovi modi per esprimere visivamente le impressioni ineffabili dell’intimo.Il talento pittorico si manifesta anche nella pittura di riproduzione, una pittura gioiosa, incontenibile, debordante. I paesaggi comuni diventano pennellate di colore arioso, dove la natura assume un aspetto morbido e leggiadro. I fiori vengono riproposti in modo delicato, semplice ma coinvolgente, grondanti di tinte: petali che esplodono sulla tela con un abbozzo di surrealismo su contrasti netti e brillanti. L’immagine femminile ha una carica di vellutata e sottile sensualità, manifestata con colori di una vivacità prepotente, con espressioni volitive e profonde, in cui si condensa una forza trascendentale per un’arte diversa, concepita come visione universale che diventa interiorità dell’io, del personale, dell’ideale, del teosofico.

 

L’artista, con straordinaria capacità, traccia la storia dei sentimenti, vissuti in un mondo in continua evoluzione, alla ricerca di una prospettiva sorprendente, affascinante e singolare, raffigurata con uno stile inconfondibile, originale e raffinato.

 

Una sorta di corrente positiva scorre nelle composizioni pittoriche, in cui si leggono affetti dell’anima, respiri dello spirito, pervasi da un romanticismo appena accennato che sviscera suggestioni imprevedibili e quasi strabilianti.

 

Luigia Granata sperimenta nuovi percorsi, in un clima di entusiasmo, passando dalla mitezza e dolcezza di alcune creazioni alla aggressività di figure sofferenti, vittime di aspetti cruenti della natura umana, dedicandosi al culto figurativo in assoluta libertà spirituale che svaluta la volgarità di una realtà estrema traducendola in opera d’arte.

 

La sua ricerca espressiva tende a dare magnetismo a temi abituali e ad ambienti comuni, con tocchi pittorici particolarmente originali, emergenti dall’inconscio, capaci di portare alla luce i meandri dell’animo e di trasferire sulle tele il poliedrico mondo interiore.

 

L’intimo bisogno di dare significato ad atmosfere sinestetiche e metaforiche corrisponde all’aspirazione di riportare nei suoi dipinti la metamorfosi continua e tangibile dell’essenza contemporanea, ridotta ad un misero materialismo, ma invero assetata di spiritualità che l’artista riesce a sollecitare con la propria sensibilità artistica, conoscitiva di sensazioni vive e pure, persino irrazionali, che oltrepassano i limiti sensoriali della realtà ordinaria per magnificarsi nella potente luce dell’arte.

 

Un'opera d'arte è soprattutto un'avventura della mente.

 (Eugene Ionesco)

Fratesco BITONTI (pittore e scultore)

Viaggio nel libero elemento della ricerca...

"Collezione "Cavalli Fantastici"

 

Nella collezione “Cavalli fantastici” si assiste, per certi versi, ad un mutamento con il precedente periodo pittorico di Francesco Bitonti.

L’innovazione consiste nella riproduzione delle figure femminili caratteristiche dello stile dell’artista, che oggi, in particolar modo, colpiscono per la forza espressiva, da cui trapela una ricerca interiore nel profondo dell’essere, nei tormenti spirituali, nella complessità e nelle contraddizioni dell’individuo moderno, costretto a vivere in un mondo incapace di soddisfare le sue aspettative.

L’artista interpreta la realtà alla luce che sorge dalla profondità delle sua interiorità, dai suoi sentimenti più intimi, proiettati sulle tele attraverso simboli ricorrenti che rappresentano la fuga dalla vita normale e monotona, la fuga dalla noia di un mondo troppo ordinario e banale. Nella mutevolezza delle emozioni si sviluppa l’aspirazione e la ricerca ansiosa dell’ideale, del suggestivo, che passa attraverso i disagi e le crisi dell’esistenza che la ragione non riesce a dominare.

Solo attraverso l’arte l’uomo riesce a liberarsene, in una catarsi definitiva dei sensi di frustrazione e d’impotenza connessi alle ineluttabili vicende umane.

La carica emotiva esplode con l’immagine di un simbolo di libertà per eccellenza: il cavallo che rappresenta un’ansia di evasione animata dal desiderio di bellezza e sovranità dello spirito, dalla volontà di fuggire da una realtà fatta di apparenze, di pregiudizi ed idiosincrasie. Evasione che diventa l’unica salvezza al grigiore del vivere quotidiano.

I volti esprimono un’intensa sensibilità dell’anima che aspira ad elevarsi, per uscire da una situazione moralmente inferiore in nome di un più alto ideale spirituale.

L’istinto si libera, finalmente, per dare appagamento alla voglia di espressività. L’artista scarica la tensione emozionale con una profusione di colori vivi e contrastanti, rivelazione di energia e vitalità.

Bitonti ricerca la natura segreta del pensiero, quella parte fantastica ed incondizionata, invisibile all’occhio umano, che mette in luce una idealità romantica, una dedizione suprema alla concretizzazione delle sue emozioni, delle sue idee, e dei suoi desideri in qualcosa di tangibile, di visivo, espresso col linguaggio universale della pittura .

La natura e lo spirito si uniscono, il finito diventa infinito, liberandosi dai vincoli della materia, nel sublime trionfo dell’arte.

 

La scultura è l'arte dell'intelligenza. (Pablo Picasso)

 Mario Molezzi (scultore)

                                     “Fra il divino e il reale

Osservando le sculture di Mario Molezzi vengono in mente le parole che Sigmund Freud dice nel saggio “ La Scelta degli Scrigni”, che include in se tutte le manifestazioni dell’essenza umana. “Le grandi divinità-madri dei popoli orientali – scrive Freud - sembra fossero generatrici e annientatrici insieme, dee della vita e della fecondità nello stesso tempo che dee della morte.
Nella vita dell'uomo la Dea madre si dispiega lungo tre figure che scandiscono il suo tempo mortale: colei che lo genera, colei che gli è compagna e colei che lo annienta: la madre vera, la donna amata che egli sceglie secondo l'immagine della madre e, infine, la madre terra che lo riprende nel suo seno..” (Eros (nascita)- equivalenza di vita e pulsione di morte- ritorno al grembo materno (situazione anteriore alla nascita).
Le sculture si presentano compatte, imponenti, dall’aspetto regale, sapientemente elaborate, rendendo evidente la spiccata e naturale abilità dello scultore, la dedizione suprema all’espressione visiva e l’elevata qualità della creazione artistica.
Molezzi proietta il suo spirito nelle composizioni, modellando il materiale usato con maestria, dando corpo a sagome significative, dalle forme umane, ma immortali e con poteri sovrannaturali, figure assorte, personaggi che grandeggiano nell’insieme dell’opera.
Le sue creazioni, privilegio esclusivo di un animo sensibile, oltre che intimo desiderio alla ricerca del bello, sono un’estrinsecazione emotiva, di carattere profondamente spirituale, un anelito superiore, che anima solo i grandi artisti che esprimono con l’arte la loro eccezionalità interiore.
Erebo, Caos, Asteria, Fertilità, i nomi delle sue sculture mostrano la predilezione dello scultore a rappresentare un mondo divino ed eroico, un “universo parallelo” al reale, ricco di emblemi solenni di una tradizione orale e poetica dell’antica Grecia, che ha sempre attratto gli artisti di tutti i tempi, e, non escludendo realtà contemporanee (Adriana), sublima e rende immortali con l’opera d’arte i suoi sentimenti.
La singolare deformazione che Molezzi opera in alcune figure, è un mezzo espressivo idoneo a rendere la scultura misteriosa ed affascinante. La forza istintiva e l’intensità straordinaria che dimostra di possedere nel far riaffiorare dalla pietra il suo notevole genio creativo, assume un’atmosfera sorprendentemente esoterica che rapisce la mente offrendo alla vista pregiate immagini, quasi monumentali, che rispecchiano l’estro eccellente e caratteristico dello scultore.

 

 

Senza la fantasia, senza la capacità di sognare, senza la poesia, siamo soltanto degli uomini.

Francesco PASTORE (pittore)

Il rapporto fra Arte, Anima e Natura 

 Francesco Pastore, giovane pittore calabrese, possiede un linguaggio pittorico che esprime una spiccata sensibilità verso la Natura, manifestata nelle sue amene e poetiche rappresentazioni di luoghi campestri, agresti e marini, di paesaggi sereni che diventano lo specchio dell'interiorità dell'artista, attento osservatore del semplice "respiro" delle cose, dove alberga il mistero dell'universo.

Una stimolante panoramica di vedute invita alla contemplazione ed alla aspirazione di un ritorno alla Natura, alla terra, al senso autentico di ciò che ci circonda, con una attenzione al particolare, spesso invisibile all'occhio umano, che il giovane pittore riproduce con una semplicità singolare. 

 Francesco Pastore arricchisce le immagini di una vitalità corporea che si traduce in movimento: la pioggia, elemento altamente lirico della natura, crea un'atmosfera evanescente, dando quasi vita alle composizioni dai colori armonici e dalle pennellate che rispettano un tranquillo equilibrio.

Nella sua produzione astratta si vedono figure vibranti che confermano la personalità profonda del pittore, espressa in quella tensione artistica che caratterizza il rapporto tra Arte, Anima e Natura. 

FILIPPO MAZZEI (pittore)

Un variegato percorso pittorico

La produzione artistica di Filippo Mazzei è vasta e variegata. Il pittore calabrese, fin dall’adolescenza, coltiva il suo amore per la pittura, alla quale si dona con pathos e dedizione estrema. Sulle sue tele prendono forma figure femminili, paesaggi, fiori e tutto ciò che la sua anima pura, sensibile e sincera riesce a percepire ed apprezzare, dando lustro e significato anche alle cose più scontate.

Dai suoi dipinti  che raffigurano soggetti  sacri, si evince chiaramente lo stretto legame e il devoto trasporto religioso verso Dio, un legame che comporta una esperienza diretta del divino, "al di qua" della logica e difficilmente comunicabile. Infatti, Filippo Mazzei possiede una spiritualità profonda, che ha dimostrato anche nella restaurazione di statue sacre, che con la sua maestria ha riportato agli antichi splendori, illuminato da una solida fede cattolico-cristiana.

Nella sua ultima produzione,  percorre un viaggio pittorico alla scoperta della civiltà egizia. Subisce il fascino di riti  e misteri non ancora svelati del culto delle divinità, sospese ai confini tra vita e morte, tra cielo e terra, e riporta sulle tele  l’atmosfera misteriosofica dell’Egitto dei faraoni.

Mazzei, come tutti i grandi, è un cultore del bello, che regala con generosità a tutti quelli che ammirano e apprezzano la sua arte, fruendo piacevolmente della vista delle sue opere.

Giorgia Maria Pagliaro (poetessa)

 Gli « ATTIMI » di Giorgia

 

Fra le righe dei versi di Giorgia Maria Pagliaro traspare l’animo profondo di una ragazzina di sedici anni che si mette in cammino verso la vita «non fuggendo o dileguandosi in un eremo», ma con grinta e determinazione, «in barba ai bei concetti da convegno», sfidando l’indifferenza e la passività. Condanna la crudeltà, “ridacchiante e spocchiosa» e vi si oppone con la voce del cuore, a volte in contrasto con quella dominante del pensiero comune.
È più facile distrarsi che meditare. Ma lei sceglie di fermare «gli attimi» sulle pagine della sua adolescenza «con gli errabondi vocaboli dell’arte». Il cammino spirituale esige delle sofferenze, che trasformano l’intimo tumulto in qualcosa di sublime: la poesia.
In una realtà come quella attuale, dove si ricerca spasmodicamente il benessere materiale e la vita sembra una lotteria dove tutti aspirano a vincere il primo premio, sono i ragazzi come Giorgia che ci ridanno la speranza nel futuro, ci ricordano che la curiosità e la sensibilità riescono a germogliare anche nel più arido ed ostile degli ambienti, rendendo unico l’essere umano che ne è dotato. Una mente in movimento abbandona la superficialità e l’esteriorità per ammirare «le onde del mare ammansirsi sulle sponde», e raramente è inghiottita da quel mostro che è la noia, perché il poeta quando interroga la sua anima, pur apparendo chiuso in se stesso, sta mettendosi in contatto con il suo io per comunicare con gli altri «sui bei fogli d’argento narrati dal cuore».
Giorgia non mette a nudo soltanto i suoi moti spirituali, ma attraversa la sua interiorità «patendo in frenesia nel suo intimo cuore» e anche se , a volte, «il pensiero giace altrove», i suoi sogni seguono «qualcosa di migliore».
«Può essere per noi» - si chiede la giovane autrice - «ciò con cui in silenzio conviviamo, una voce tanto originale?»
Quella «virtù spontanea» che «viene e s’improvvisa, però esiste sempre, nel / poetico e nell’artistico, nello scientifico e nell’inverosimile» è qualcosa che la scienza non può catalogare, «una diagnosi accurata mai / proporrà cura o dei motivi / alla divagazione», perché l’arte «che parla in confusione, non vuol / essere capita, interpretata. / Senza spiegazioni non si arriva forse ad amare?»
E Giorgia ama intensamente nei suoi «attimi» che, con i suoi versi, diventano momenti d’infinito.